COME UNA FIABA (parte 1)

COME UNA FIABA (parte 1)

Ciao!

Oggi, ho deciso che pubblicherò su queste pagine, diviso in parti, un racconto che ho scritto recentemente. Il soggetto e i punti di vista sono 100% femminili e, credo, che sarà interessante per chi è stata già colpita dal cancro al seno o potrebbe, comunque, essere utile per informazione e prevenzione.

Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate e per questo, vi chiedo di commentare liberamente.

Grazie e un bacio a tutti!

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COME UNA FIABA

 

Questa è una fiaba … Non so se interessante, divertente, drammatica, felice o altro. So soltanto che doveva venir raccontata e abbastanza urgentemente.

Una storia che si tramuta in fiaba per la serenità dei bimbi che l’hanno vissuta, insieme alla loro mamma e papà. Questi due figli, ancora piccoli per capire e per soffrire, si chiamano affettuosamente Favetta e Fagiolino.

Di queste storie, ce ne sono tante e, sicuramente, ancora ce ne saranno, finché non verrà trovato un rimedio concreto per prevenirle.

 

***

 

Un caldo giorno di fine Agosto, la Mamma era nervosa, molto nervosa e Favetta e Fagiolino, piccolini e piccoletti, percependolo, cercavano di essere i più silenziosi possibile, pensando che, forse, fosse un po’ stufa del loro giocare confusionario. Lei, però, era così assorta nei suoi pensieri che neanche si accorgeva della loro attenzione preoccupata. Sapeva, invece, che cosa stava per succedere e stava considerando il problema un po’ da tutti i punti di vista possibili, anche se il punto di vista poteva essere solo uno: il suo.

La Mamma il problema lo conosceva chiaramente e da decenni. Infatti, lei aveva già deciso che i suoi figli venivano prima di tutto, di qualsiasi cosa, prima di lei e del loro Papà. Proprio così, pensava: i suoi figlioletti avrebbero avuto lei accanto, almeno finché fossero diventati adulti felici, soddisfatti e realizzati … Poi, poteva succedere di tutto, ma non fino a quel giorno!

Favetta e Fagiolino la guardavano, ora proprio silenziosi. Si scambiavano sguardi veloci, sempre tenendola d’occhio.

“Ehi, fanciullini miei, cosa fate così zitti, zitti?! Cosa succede ai miei due fiorellini?” Gli chiese la Mamma, ad un tratto e tutta sorridente come al solito. Così, come se fosse entrata dalla finestra una folata d’aria frizzantina, i due piccoli scapparono, disperdendosi nel giardino e ridendo di nuovo felici.

Per tutta la settimana, la vita seguì la solita routine. Nessuno poteva anche solo presagire che da lì a pochi giorni, la Mamma sarebbe dovuta partire con la morte nel cuore.

 

La sera prima della partenza, la Mamma rassicurò i suoi piccolini: “state tranquilli e buoni con il Papà! Comportatevi bene come sapete fare, che io torno prestissimo! Vi ricordate quella bella casa che stiamo cercando? Ebbene, Papà è andato a vederne una che ho trovato io su internet e ha detto che è bellissima e c’è anche posto per tutti i cani, i gatti e i cavalli che vogliamo! Adesso però, voglio andare a vederla anche io, così poi, se è quella che vogliamo tutti, possiamo pensare di comperarla! … Che ne dite? Siete contenti?” E li guardò con il sorriso più grande e felice possibile, tanto che Favetta e Fagiolino esclamarono gongolanti la loro gioia in un semplice “che bellooo!!!”

“Però”, continuò la Mamma, “domani mattina partirò all’alba per prendere l’aereo, e quindi, vi saluto adesso! Che dite? Va bene, così? Fate i bravi e sappiate che sarete sempre nel mio cuore e nei miei pensieri… Sapete quanto la mamma vi voglia bene, sopra ogni cosa!” Li baciò senza indugiare a lungo, per paura che cominciassero a rendersi conto che sarebbero stati senza di lei per un po’ di tempo e uscì veloce, augurandogli la buonanotte come al solito: “buonanotte e sogni d’oro e belli, amori miei!”

La Mamma uscì dalla stanza con l’emozione più grande che avesse mai provato.

 

Erano le 4:30 del mattino e l’auto con il conducente la stava già aspettando fuori casa. Non osò entrare nella camera dei suoi piccini, per paura di non trovare il coraggio di andarsene e, altrettanto frettolosamente, salutò il Papà, con le ultime raccomandazioni del caso.

Uscì da sola, nel buio della notte. La Luna quasi piena era là davanti, grande, bianca e luminosa. La Mamma pensò che la Terra era fortunata ad avere una compagna di viaggio come la Luna e, poi, ritrovò una certa serenità, mentre considerava che avrebbe accompagnato anche lei nel suo viaggio. Poteva vedere il magico satellite anche dal luogo in cui stava andando e l’avrebbe connessa ai suoi bimbi, mentre l’avrebbero guardata da casa.

In coscienza del suo prossimo avvenire, salutò il conducente: “Salve! Tutto bene? … Possiamo andare, grazie!”

Tutto il suo viaggio fu di un silenzio plumbeo, pesante, ma al tempo stesso, la sua mente pensava, considerava, immaginava … ripensava, riconsiderava e ri-immaginava. Cercava di capire come mai certe volte, non si potesse tornare indietro nel tempo a riaggiustare le cose. Come mai non si possono modificare gli eventi che ci occorrono? Semplicemente così, con un gesto della mano.

***

Alla prossima sequenza!

 

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