DIREZIONE POESIA

DIREZIONE POESIA

Salve!

In questi giorni, ho pensato che forse a qualcuno poteva interessare quale fosse stato il mio percorso verso la poesia. Perciò, ecco come è tutto cominciato.
In effetti, in quest’epoca di velocità scattanti e sofisticata tecnologia, in cui le persone amano immergersi nella lettura di romanzi di tecnologia applicata alla sua esponenziale potenza, nella visione di film 3D, elaborati con computer super-evoluti, in cerca di sensazioni sconvolgenti e avvincenti, anche io mi sono domandata perché sia entrata in questo mondo “altro” che è la poesia… Dopotutto, anche io adoro perdermi in mondi e modi futuristici e immediati, creati dalla tecnologia… Anche io posseggo tablet, smartphone e quant’altro per facilitarmi la vita …

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Anzi, mi sento di affermare che, a tratti, mi sembrerebbe proprio di dipendere da essi … I simboli della mia vita sono ivi contenuti e, in caso di guasti o smarrimenti, un hard disk come backup non mi fa, però, sentire tranquilla e sicura e, tantomeno, una nuvola cibernetica che ne abbia i contenuti sospesi chissà dove! Quindi, mi rendo conto che un punto solido, stabile è proprio una necessità.

In effetti, il mio animo è rimasto semplice, diretto ed immediato e, se da un lato, proprio per queste stesse intrinseche qualità, apprezzo tablets e smartphones, allo stesso tempo, ho percepito che era la poesia l’immediato canale possibile, sintonizzato sulle mie percezioni.
La poesia è breve, la poesia è musica, la poesia è evocativa, la poesia è il link fra l’io metafisico e la realtà. Oltretutto, la poesia è per me una valvola di sfogo; concentrarmi sulle parole, sulla loro natura, sulla loro accentuazione, sulla loro musicalità, è per me un momento denso, fisso, in cui mi isolo insieme ad un mio preciso pensiero e lotto per trovare un’immagine, una forma che sia definitiva, tangibile, visibile.
Stranamente, se mentre scrivo questo post, ho in mente un’infinita audience e mi sforzo di essere chiara e comprensibile per tutti, mentre scrivo i miei componimenti, sono invece rivolta solo a me stessa … Devo esserne io la prima a dire sì, questo è quello che volevo dire … Diventa un fatto compiuto, nell’attimo in cui la mia catarsi si realizza e proprio nel momento in cui le parole e le loro immagini hanno trovato la loro forma definitiva e diventano altro da me. Per questo, la poesia è per me una forma sincretica, organica, definitiva del mio ragionare metafisico. La poesia è una gestalt del mio io metafisico che si tuffa nel mondo reale, concreto. La poesia ha su di me, dicevo, un effetto catartico: alla fine dell’atto compositivo, mi sento leggera, soddisfatta e felice di esser riuscita a proiettare concretamente ciò che prima era indefinibile.
Ora … Non so se per altri poeti funzioni allo stesso modo, ma questo processo è la mia strada verso un componimento poetico. Il momento in cui compongo e cerco le parole giuste, dalla giusta sfumatura; gioco con la lunghezza dei versi, dei ritmi, dei suoni; creo immagini di visioni ultraterrene, questo è un momento unico. Il mio momento … Riesco ad essere così assorta che, normalmente, nel giro di un’oretta, ho più o meno composto nella sua forma definitiva il componimento che quell’attimo, quel contesto mi ispira.
In genere, non compongo chiusa in una stanza. Sono immersa in una rete sociale che è la vita di tutti i giorni e questa è, generalmente, la mia fonte di ispirazione. Pertanto, mi è già capitato di scrivere durante l’ora di piscina dei miei figli, o l’ora di pianoforte, durante la partita di pallavolo, in attesa dal dottore, etc. Perciò, mi è necessario avere sempre con me il tablet, su cui scrivere, anche solo una frase che mi evichi qualche impressione o, addirittura, un’intero componimento.
Per esempio, questa è la poesia che ho scritto mentre aspettavo in un corridoio la fine della lezione di pianoforte di mio figlio … Tra l’altro nel periodo pre-elezioni quest’anno …

 

Oggi, Stangata Evitata

Il vociare dall’interno di quella porta,

mi porta voci e frammenti d’argomenti,

gravi e ineluttabili.

L’ebete aspettativa di tutti,

rende tutto surreale.

Sono fuori, per non sentire;

impossibile, però, esonerarsi.

In ansia, il mio udito percorre distanze,

per aiuto che cerca lontano,

con necessità.

In un ragtime da comiche,

il pianoforte ci distrae.

Con il ritmo ossessivo, incalzante,

la batteria ci soggioga.

La realtà è che, insieme,

si prendono gioco,

sardonicamente,

di noi.

Tutti.

Questa banda

annienta la ragione.

Quel che cerco …

Lo so.

L’arpeggio gentile del violoncello

entra da una memoria …

Armonia, ritorna.

 

Il 2014, è stato per me il momento di venire allo scoperto e questo è successo. Dopo anni che non scrivevo più, per tanti motivi di cui parlerò un’altra volta, ho colto l’occasione facile e semplice (e qui entra ancora in ballo la tecnologia …) di inviare online, per un concorso, una mia poesia che ho composto in quel momento stesso, in meno di due ore. È stato d’istinto. Ho colto l’attimo e mi sono lanciata. Onestamente, non so neanche come si sia classificata, ma la conseguenza di quella decisione, è stata ancor più stimolante ed ha rappresentato il mio “coming out” davanti ad amici e parenti, i quali mi hanno complimentata che, meglio, non potevo sperare! ?
Interessante che ognuno di loro abbia eletto una delle mie poesie come la propria preferita e più ne scrivevo e più ne volevano leggere! Quindi, al di là di pubblicazioni e di guadagni materiali (not!), grazie alla poesia, sono riuscita a regalare qualcosa di unico ai miei amici che mi hanno ripagato con il loro spontaneo e genuino apprezzamento di quanto stavo facendo. Quindi, in questo caso, la mia poesia ha acquistato anche un ruolo sociale e pertanto, le riconosco una propria valenza sociale ed universale. In quanto tale, mi riconosco il merito di fare arte … Se non universale, almeno per i miei amici!?

Questa è la Capostipite di tutta la mia poesia perché, lei prima, mi ha aperto un canale comunicativo del tutto nuovo!

 

Attimi che Tornano

Snocciolo questi

Che sono attimi unici.

Subitanei, svelti,

S’infilano dove non devono.

Schegge nelle mani … e mi irrito.

Schizzano fuori nell’aria serale

E si scontrano

E cadono.

Li guardo…

 

Una finestra si apre

E una si chiude. Sbatte.

Però ancora, sfrecciano…

Storni che mi sorvolano

 

E io li guardo.

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