RISVEGLIO

RISVEGLIO

Lucevan le stelle quando
aprii gli occhi –dopo la lunga notte– e
le vidi intense e star
immote, attraverso il palcoscenico dell’indegna finestra.
Correva invece invisibile il vento
per il cielo nero-ancora-non-per-lungo;
forte, sonoro di persiane sbattenti impotenti.
Compresa, ascoltai le raffiche imbizzarrite
a far volare il mondo attraverso la pianura.
E quelle vivide gemme incastonate nell’alto
engaged my eyes,
stuck and locked
on her, on East, on me.
Venus di diamante, bianca e fredda, ma
la più grande, la più delineabile, la più desiderabile.
Aprii anche la finestra che mi spinse indietro,
da gelida aria assalita e
la ventanìa che continuava.
Saliva ora l’aurora con il suo barlume,
con quel nero che volgevasi in zaffiro puro, se non indaco.
Più l’aria correva, più nitida e franca
l’esistenza che m’incorporava.
Luccicanti costellazioni aeree nei miei occhi e
l’etereo, leggero, puro spazio la mia veste.
Mi risvegliai in questo mattino,
mentre un primo ignoto merlo, là sul ramo,
mi sta legando a quel suo canto e al giorno che nasce
per me, tanto che oggi m’espando, limitless
e consapevole: ego sum quae sum,
presenza essenziale
nell’armonico universale.

 

… Di un’alba di metà marzo.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: