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COME UNA FIABA (parte 2)

COME UNA FIABA (parte 2)

Arrivata a casa del suo amico più caro, la Mamma si sentiva sfinita: “Amico mio, come avrei fatto senza di te? … Onestamente, non riesco a capire come dovrei sentirmi!” E il suo amico le rispose solo: “non ti preoccupare! Sai che ci sarò anche io per tutta la durata!” Lei lo abbracciò e uscì. Facendo la doccia, la Mamma si stava lavando il seno, pensando a come un atto così abituale, potesse assumere quella notte un significato addirittura esistenziale. “È l’ultima volta che lo faccio”, pensava fatalisticamente, senza leggersi nei sentimenti profondi.

Dormì pesantemente per la somma di tutti i suoi stati d’animo: preoccupazioni, paure, tristezze, stanchezze, nostalgie e speranze.

Il mattino presto, si preparò e uscì con la sua valigetta, andandosene con il suo Amico.

Arrivarono a destinazione, scambiandosi poche parole. Non era mai successo che avessero così poco da dirsi, ma alle volte, la vita toglie anche la volontà di dar voce ai pensieri.

All’ingresso, la Mamma si guardò indietro, come se cercasse l’ultima boccata d’ossigeno prima di entrare. Lo stomaco contratto e un blocco alla gola la stavano consumando, così che sbottò, esclamando: “finalmente, siamo arrivati!”

Ecco, lei era arrivata alla prima fermata della sua esistenza.

I colleghi e le colleghe dell’Amico, nonché sua moglie, erano tutti presenti, cercando di farla sentire a suo agio, addirittura in famiglia … La grande famiglia dell’ospedale!

Quel giorno, nella sua stanza, c’erano altre due mamme nella sua situazione. L’intero corridoio era di mamme e nonne che avevano già fatto.

Nella mattinata, si presentò un timido prete, che si affacciò nella stanza, lievemente imbarazzato: “buongiorno! Ehm …. Le farebbe piacere una benedizione?” La Mamma che cercava di mantenere il suo buon umore e che, in effetti, la pensava diversamente dal sacerdote, rispose divertita: “ma certo! Entri pure!” Dopotutto, pensava lei, prima di partire aveva ricevuto dalla sua amica di Giordania, un crocifisso, fatto del legno degli ulivi dell’uliveto santo di Gerusalemme; inoltre, anche un talismano con un pezzo di stoffa della veste di un santo, dalla sua amica brasiliana che era animista; una coroncina colorata della Madonna di Guadalupe, dalla sua amica del Guatemala e sapeva che la sua amica master-Reiki, nord-americana, le stava mandando a distanza la sua energia. Quindi, lei pensò, ‘vada anche per la benedizione del prete… Dopotutto, quel che conta, è la somma di tutte queste buone intenzioni nei miei confronti, che fluiscono nello stesso torrente di energia positiva, tutta per me!’

Quando, il sacerdote le chiese da dove venisse, lei rispose semplicemente: “dal Portogallo”. Sorpreso, il prete le domandò se era d’accordo nel ricevere la benedizione della Madonna di Fatima … Ovvio che lei lo fosse… Cosa c’è di più adeguato della protezione di una Super-Mamma divina per una Mamma in bisogno? E così fu che la Mamma ricevette anche la benedizione della Madonna di Fatima!

Come spesso succede, al sacro segue anche il profano, e così fu, che la sera stessa, prima del fatidico giorno, ricevette un’altra visita. Proprio molto inaspettata!

Infatti, mentre la Mamma stava leggendo un libro per cercare di rilassarsi prima di addormentarsi, apparve alla porta questo Clown dal naso rosso che voleva cercare di allentarle tristezza e malinconia. La Mamma, però, era così piena di risorse che decise di essere accondiscendente, nel permettere al Clown e alla sua Partner meno-clown di fare il loro dovere con i pazienti dell’ospedale. Infatti, questi entrarono già lamentandosi che gli ospiti delle altre camere fossero di cattivo umore e non volevano accettare di essere sollevati moralmente da loro. Allora, la Mamma di buon cuore li invitò ad entrare e li intrattenne, raccontando loro con leggerezza e gentilezza la sua storia, tanto da far esclamare al Clown “oh! Finalmente una persona con cui si può scherzare e che capisce la situazione!”

Usciti i Clowns, la Mamma pensò come quella serata, si fosse trasformata in una scena più tragi-comica di quel che avesse pensato o voluto. Aveva dovuto anche trovare le energie per sopportare, con buona creanza, quell’invasione, non cercata e tanto meno voluta. La sua santa buona educazione e grande pazienza, le avevano permesso di stare ad ascoltare chi avrebbe dovuto non farla pensare affatto.

    ***

Il resto del racconto è scritto altrove. 😉

COME UNA FIABA (parte 1)

COME UNA FIABA (parte 1)

Ciao!

Oggi, ho deciso che pubblicherò su queste pagine, diviso in parti, un racconto che ho scritto recentemente. Il soggetto e i punti di vista sono 100% femminili e, credo, che sarà interessante per chi è stata già colpita dal cancro al seno o potrebbe, comunque, essere utile per informazione e prevenzione.

Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate e per questo, vi chiedo di commentare liberamente.

Grazie e un bacio a tutti!

Ultima

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COME UNA FIABA

 

Questa è una fiaba … Non so se interessante, divertente, drammatica, felice o altro. So soltanto che doveva venir raccontata e abbastanza urgentemente.

Una storia che si tramuta in fiaba per la serenità dei bimbi che l’hanno vissuta, insieme alla loro mamma e papà. Questi due figli, ancora piccoli per capire e per soffrire, si chiamano affettuosamente Favetta e Fagiolino.

Di queste storie, ce ne sono tante e, sicuramente, ancora ce ne saranno, finché non verrà trovato un rimedio concreto per prevenirle.

 

***

 

Un caldo giorno di fine Agosto, la Mamma era nervosa, molto nervosa e Favetta e Fagiolino, piccolini e piccoletti, percependolo, cercavano di essere i più silenziosi possibile, pensando che, forse, fosse un po’ stufa del loro giocare confusionario. Lei, però, era così assorta nei suoi pensieri che neanche si accorgeva della loro attenzione preoccupata. Sapeva, invece, che cosa stava per succedere e stava considerando il problema un po’ da tutti i punti di vista possibili, anche se il punto di vista poteva essere solo uno: il suo.

La Mamma il problema lo conosceva chiaramente e da decenni. Infatti, lei aveva già deciso che i suoi figli venivano prima di tutto, di qualsiasi cosa, prima di lei e del loro Papà. Proprio così, pensava: i suoi figlioletti avrebbero avuto lei accanto, almeno finché fossero diventati adulti felici, soddisfatti e realizzati … Poi, poteva succedere di tutto, ma non fino a quel giorno!

Favetta e Fagiolino la guardavano, ora proprio silenziosi. Si scambiavano sguardi veloci, sempre tenendola d’occhio.

“Ehi, fanciullini miei, cosa fate così zitti, zitti?! Cosa succede ai miei due fiorellini?” Gli chiese la Mamma, ad un tratto e tutta sorridente come al solito. Così, come se fosse entrata dalla finestra una folata d’aria frizzantina, i due piccoli scapparono, disperdendosi nel giardino e ridendo di nuovo felici.

Per tutta la settimana, la vita seguì la solita routine. Nessuno poteva anche solo presagire che da lì a pochi giorni, la Mamma sarebbe dovuta partire con la morte nel cuore.

 

La sera prima della partenza, la Mamma rassicurò i suoi piccolini: “state tranquilli e buoni con il Papà! Comportatevi bene come sapete fare, che io torno prestissimo! Vi ricordate quella bella casa che stiamo cercando? Ebbene, Papà è andato a vederne una che ho trovato io su internet e ha detto che è bellissima e c’è anche posto per tutti i cani, i gatti e i cavalli che vogliamo! Adesso però, voglio andare a vederla anche io, così poi, se è quella che vogliamo tutti, possiamo pensare di comperarla! … Che ne dite? Siete contenti?” E li guardò con il sorriso più grande e felice possibile, tanto che Favetta e Fagiolino esclamarono gongolanti la loro gioia in un semplice “che bellooo!!!”

“Però”, continuò la Mamma, “domani mattina partirò all’alba per prendere l’aereo, e quindi, vi saluto adesso! Che dite? Va bene, così? Fate i bravi e sappiate che sarete sempre nel mio cuore e nei miei pensieri… Sapete quanto la mamma vi voglia bene, sopra ogni cosa!” Li baciò senza indugiare a lungo, per paura che cominciassero a rendersi conto che sarebbero stati senza di lei per un po’ di tempo e uscì veloce, augurandogli la buonanotte come al solito: “buonanotte e sogni d’oro e belli, amori miei!”

La Mamma uscì dalla stanza con l’emozione più grande che avesse mai provato.

 

Erano le 4:30 del mattino e l’auto con il conducente la stava già aspettando fuori casa. Non osò entrare nella camera dei suoi piccini, per paura di non trovare il coraggio di andarsene e, altrettanto frettolosamente, salutò il Papà, con le ultime raccomandazioni del caso.

Uscì da sola, nel buio della notte. La Luna quasi piena era là davanti, grande, bianca e luminosa. La Mamma pensò che la Terra era fortunata ad avere una compagna di viaggio come la Luna e, poi, ritrovò una certa serenità, mentre considerava che avrebbe accompagnato anche lei nel suo viaggio. Poteva vedere il magico satellite anche dal luogo in cui stava andando e l’avrebbe connessa ai suoi bimbi, mentre l’avrebbero guardata da casa.

In coscienza del suo prossimo avvenire, salutò il conducente: “Salve! Tutto bene? … Possiamo andare, grazie!”

Tutto il suo viaggio fu di un silenzio plumbeo, pesante, ma al tempo stesso, la sua mente pensava, considerava, immaginava … ripensava, riconsiderava e ri-immaginava. Cercava di capire come mai certe volte, non si potesse tornare indietro nel tempo a riaggiustare le cose. Come mai non si possono modificare gli eventi che ci occorrono? Semplicemente così, con un gesto della mano.

***

Alla prossima sequenza!

 

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